Pan dell’Orso

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Un giorno d’autunno di tanti anni fa, i pastori erano pronti a lasciare Scanno per condurre le greggi in terre più calde. Per affrontare il lungo viaggio ogni pastore riempì la bisaccia di Panelli, un pane dolce a base di mandorle e miele, buono e sostanzioso. Nella notte un grosso orso aggredì lo stazzo e la leggenda narra che divorò soltanto tutti i Panelli. Da allora quel dolce delizioso, venne chiamato Pan Dell’Orso. Questo

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L’Abruzzo nel Panino: il panino con il “Cuore di Paganica”

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In Abruzzo il panino farcito è la stozza.  Un termine che arriva dalla tradizione contadina, quando la stozza era lo spuntino di metà mattinata durante la pausa di lavoro nei campi. Due fette di pane casereccio farcite con ingredienti semplici, poveri  e prodotti in casa. Infatti la stozza di solito era fatta con la frittata che le donne cucinavano di corsa tra una faccenda e l’altra, al mattino, per poi portarla ai

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Pesche dolci abruzzesi

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Giugno volge al termine e oggi Taste Abruzzo conclude il suo viaggio tra usi, costumi e tradizioni legati ai matrimoni abruzzesi. Con amaretti, ferratelle, pizza dolce, biscotti tagliati, limoncello e vov abbiamo intrecciato storie e racconti di spose abruzzesi. Lungo questo percorso tra i banchetti nuziali nostrani non potevano mancare loro, i dolcetti che per forma, colore e profumo ricordano il frutto a cui sono ispirate: le pesche dolci. Due semisfere di

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Il fagiolo di Paganica in una zuppa di cozze

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Per secoli, alle pendici del Gran Sasso, presso la conca del fiume Vera venivano coltivati i fagioli ad olio (o a pane) e i fagioli bianchi. Una coltura tradizionale agevolata dalla presenza di suoli freschi e  profondi, di natura alluvionale, e dalla presenza di corsi d’acqua, alimentati da numerose risorgive che scendono dal Gran Sasso. La coltivazione dei fagioli, detti anche di Paganica, richiedeva però grande manodopera da parte di donne e uomini

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Il primo maggio in Abruzzo e le fettuccine con fave e pecorino

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Il viaggiatore che gira l’Abruzzo il giorno del primo maggio avrà certamente modo di constatare come in ogni tradizione, usanza ed evento il sacro si confonda con il profano, e sia ricco di significati allegorici. Nella notte tra il 30 aprile ed il primo maggio, attraversando il paese di Tornimparte, in provincia di L’Aquila, il nostro viandante scoprirà un gruppo di giovani che “rubano” un albero, ”ju calenne” che poi, spoglieranno di tutti i rami tranne

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C come carnevale, e come cicerchiata!

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A L’Aquila a Carnevale si frigge, si frigge tantissimo. Zeppole, castagnole, frappe. Ma non si frigge la cicerchiata. Non è un dolce nostro. E’ un dolce che fanno “sulla costa” come diremmo noi. Infatti i miei primi ricordi della cicerchiata risalgono ai tempi del liceo, quando la mia compagna di banco, a Carnevale, tirava fuori all’ora di merenda, avvolti nella stagnola, questi dolcetti a forma di cecio, piccoli e appiccicosi. Li

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Un dolce Natale: coperchiole con miele e noci

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In queste pagine virtuali abbiamo avuto modo di raccontarvi storie, appellativi e aspetti delle famose e versatili ferratelle abruzzesi: le neole con il mosto cotto, le pizzelle morbide, le ferratelle a cono farcite di cremoso gelato. Ogni angolo d’Abruzzo dalla montagna, alla collina, fino al mare ha la sua tradizioni peculiari legate a questo dolce che ormai ci rappresenta in tutto il mondo. Dalle ricette ai tipi di ferro utilizzati ci sarebbe

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E se arriva la neve: zuppa di volarelle e lenticchie!

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Quando si parla di cucina aquilana, si pensa spesso a piatti elaborati a base di zafferano o tartufo. In realtà questi prodotti d’elite, seppur simbolo del nostro territorio, non sono quasi mai protagonisti della cucina locale verace, quella tramandata dalle nostre nonne. La vera cucina aquilana è quella capace di riproporre in modo sempre nuovo e succulento, i soliti prodotti poveri un tempo sempre presenti nella dispensa e nella cantina di tutti: il

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Profumi e sapori d’autunno: la marmellata di mele cotogne

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Se l’autunno avesse un profumo, per me sarebbe quello delle mele cotogne. Vicino casa, quando era bambina, c’era un piccolo cascinale abbandonato circondato da grossi alberi. Trascorrevo interi pomeriggi a giocare lì intorno e, tra settembre ed ottobre, quegli alberi si riempivano di grossi frutti dalla strana forma, un ibrido tra mela e pera, con la buccia dorata coperta da una diffusa peluria. Il loro profumo era dolce ed intenso,

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L’estate su Taste Abruzzo!

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A quest’ora eravamo già in spiaggia da diverse ore. Dalle 7.30, massimo 8.00, per prendere il sole migliore, quello buono. Erano i primi anni ‘80, si cominciava a parlare di buco nell’ozono, ed io ero una piccola bambina di 4 anni, circa. I miei primi ricordi del mare, a Giulianova, risalgono a quegli anni. Per raggiungere la costa adriatica, dall’ Aquila, si faceva il passo delle Capannelle. Il traforo del

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