Il cenone della Vigilia in Abruzzo e la ricorrenza della cabala

Le Feste si avvicinano e in ogni casa si sceglie il menù per il pranzo di Natale e per il cenone della Vigilia. Si rispolverano le antiche tradizioni e allo stesso tempo si introducono quelle piccole novità che rendono le festività originali ogni anno!

Nella mia famiglia si è sempre cercato di rispettare le tradizioni: eppure, se penso al menù dei miei ultimi Natali, mi rendo conto che, a parte qualche piatto simbolico, quasi nulla è rimasto dei pranzi e dei cenoni che si preparavano una volta!

Nonostante la volontà di festeggiare il Natale anche attraverso il rituale delle preparazioni tipiche, difficilmente potremmo pensare di riproporre usanze di epoche in cui i pranzi delle Feste erano davvero l’occasione speciale per concedersi ciò che era raro se non addirittura introvabile per tutto il resto dell’anno.

O addirittura pensare di rendere omaggio ad antiche tradizioni giocate sulla ricorrenza di numeri, come nel caso del pranzo della Vigilia abruzzese. A casa di mia nonna e ancora prima della bisnonna si faceva così: 13 piatti di cui 7 minestre che erano solitamente a base di cavoli, ceci, lenticchie, fagioli, castagne e patate. Una tradizione antica e diffusa in tutto il Sud Italia, che sembra faccia riferimento alla cabala.

I prodotti erano di quelli che oggi definiremmo “a Km 0”,  senza ombra di dubbio, direttamente dal proprio orto o dal proprio ovile.

Mentre da “lontano” arrivava il baccalà, immancabile nei cenoni e pranzi della Vigilia in Abruzzo: distribuibile anche in epoche in cui le comunicazioni e la circolazione dei prodotti avvenivano con difficoltà grazie alla salamoia che ne garantiva la lunga conservazione.

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Lo si cucinava in tanti modi: a minestra con i ceci o le patate, fritto con una semplice pastella di uova, acqua e farina, lesso in insalata, nel sugo per condire la pasta…..

Ma non c’è Natale che io ricordi in cui, a casa mia, non siano stati preparati i tradizionali fritti di baccalà in pasta lievitata.

Ecco perché anche oggi, se immagino un menù più moderno che contempli comunque il rispetto delle tradizioni della mia regione, non posso far a meno di inserire tra le varie portate queste golose frittelle, croccanti fuori e soffici all’interno, realizzate con pezzetti di baccalà avvolti da una leggera pastella con lievito madre o di birra e fritti in olio bollente!

E  allora, prima di lasciarvi alla ricetta dei fritti, vi propongo un possibile menù per la Vigilia, attuale, pur strizzando l’occhio alla tradizione.
Menù Vigilia Manu

 

Fritti di baccalà in pasta lievitata
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Ingredients
  1. 700 g di filetto di baccalà dissalato
  2. 300 g di farina
  3. 220 g di acqua
  4. 80 g di lievito madre (in alternativa 6/8 g di lievito di birra)
  5. 1 cucchiaino di miele
  6. 1 cucchiaio d'olio evo
  7. olio di arachidi per friggere
  8. 10 g di sale
Instructions
  1. La sera prima sciogliamo il lievito nell'acqua (temperatura ambiente) con lo zucchero. In una ciotola uniamo il composto alla farina e all'olio e amalgamiamo bene gli ingredienti. Aggiungiamo il sale. Sarà un impasto molto morbido, quindi lo lavoriamo con un cucchiaio. Lo copriamo la pellicola per alimenti e lo lasciamo lievitare fino al mattino seguente nel ripiano meno freddo del frigo.
  2. Prepariamo il baccalà: togliamo la pelle e controlliamo bene che non ci siano spine. Riduciamo il filetto in pezzetti molto piccoli. Riprendiamo la pasta lievitata (che avremo riportato a temperatura ambiente) e vi uniamo il baccalà sminuzzato. Mescoliamo bene e friggiamo il composto a cucchiaiate nell'olio caldo. Asciughiamo con carta assorbente i nostri fritti e se occorre saliamo leggermente solo prima di servire.
Notes
  1. Prima di aggiungere il sale alla pastella o ai fritti valutiamo se il nostro baccalà risulta completamente dissalato.
Taste Abruzzo http://www.tastefromabruzzo.com/
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