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Quel che lasciamo nel bosco

by Claudia Bonanni
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I colori autunnali vestono ottobre di sciarpe tessute con il sole radente del pomeriggio che tende a durare sempre meno. I boschi, vanitosi, ogni giorno cambiano sfumature aggiungendo tutti i rossi, i gialli e i marrone del mondo, come per dare il meglio perché sanno bene che presto farà da padrone il bianco.

Intorno il silenzio è ovunque, solo qualche eco lontana. Fermandosi al limite di un bosco, facciamo abituare gli occhi alla poca luce che filtra fra gli alberi altissimi, cerchiamo una via nell’intricato groviglio di rami, ed arbusti, cespugli bassi, felci, licheni che pendono dai rami come cascate d’acqua.

Sarebbe stato diverso appena qualche decina di anni fa.

Il bosco in anni passati era frequentato in maniera assidua, c’erano mille ragioni per andare. Nulla si lasciava cadere invano a marcire sulla terra; veniva raccolto ogni frutto o bacca commestibile, o se non commestibile, di altro uso. Le castagne, che ancora oggi per vezzo ci piace cercare. Ma anche le bacche blu del ginepro, usate in cucina, o per preparare liquori ed amari, o macerate ed usate contro la tosse.

IleanaP.sorbo

I funghi, pochi erano quelli che ignoravano le varietà commestibili, e le lasciavano a terra. Si raccoglieva la felce maschio, usata come potente antielmintico nei bambini, ed i rami degli olmi erano usati per i canestri. Le pigne da terra venivano raccolte per avviare i fuochi nei camini, il legname spezzato e caduto era sistemato in “fascine”, che avrebbero acceso e scaldato i forni per il pane. I vischi che ammalavano le mandorle o i peri, erano tagliati, e usati per curare i geloni, affezioni dolorose di mani e piedi dovute al freddo invernale, e non c’era casa a Natale che non avesse un cespo di vischio come augurio sulla porta. Si andava tutti insieme con sacchi enormi a “fare la ianna”,  ovvero a raccogliere le ghiande che avrebbero alimentato i maiali nei mesi di allevamento prima di dicembre, mese della concia. E ogni famigla conosceva a memoria i confini del proprio pezzo di bosco, e senza muri o paletti, erano note a tutti le proprietà e nessuno le violava.

Era il tempo in cui i boschi vivevano come le campagne. Si ascoltavano le voci e le canzoni delle generazioni che prendevano il meglio e gli davano in cambio il respiro pulito di stradine e sentieri percorribili.

Ogni parte del bosco aveva una funzione, ben nota ai nostri nonni, quindi, le stradine che lo attraversavano erano ben definite, sentieri battuti dai muli e dai piedi di centinaia di persone.

Nemmeno a dirlo che le cose non sono più così…Molte delle nostre montagne soffrono una gran solitudine, solo sporadicamente attraversate da qualche cacciatore di funghi o tartufi. Il sottobosco è incontrollato, non pulito si riempie di materiale organico, di arbusti che bloccano le vie, ed a pochi importa.

Tra le cose che lasciamo nei boschi c’è un piccolo frutto colorato, un po’ speciale, frutti dimenticati di cui ci piace raccontarvi, in una sorta di “recupero alla memoria”.

Sono piccole le sorbe, a forma di minuscole pere, con la buccia rossiccia e gialla, sembrano vestite di autunno. Si raccolgono acerbe, e si tengono in cantina, a maturare nella paglia. Diventano marroncine, la polpa granulosa e dolcissima si scioglie in bocca con una nota aspra che sorprende un pò.

I sorbi sono alberi spontanei, tanto simili ai peri (da essere compresi nello stesso genere botanico fino a pochi anni fa), e delle numerose varietà presenti nel territorio quella utilizzata dalle genti abruzzesi è il Sorbus domestica L., o sorbo comune. La coltivazione di questa pianta era molto diffusa ad inizio secolo; già nell’antica Roma venivano preparati piatti di carne arricchiti ed insaporiti da questo frutto; nelle popolazioni celitiche il sorbo era considerato un albero magico, e se ne appendevano mazzi con frutti come segni propiziatori, e per scacciare gli spiriti del male dalle abitazioni.  

IleanaP. sorbe

Poi questi frutti sono passati di moda, gli alberi non curati e la coltivazione è in disuso. Nelle vicinanze di casa, resiste qualche albero sporadico, tre per la precisione, e ogni anno è un appuntamento immancabile la camminata alle sorbe, durante la quale si fa anche un sopralluogo ai boschi di castagne per guardare i ricci, in un simpatico rito di famiglia, tra muschi ed alberi centenari, scegliamo ogni volta gli alberi più ricchi e più promettenti, impazienti di quei 15 giorni che mancano per avere le castagne mature, e a terra.

E’ così bello tornare a casa con un cestino pieno di colori e profumi d’autunno, che siano funghi, sorbe…o colorate bacche di ginepro, belle che sembrano finte, e ci fanno dannare per raccoglierle, con quegli aghetti pungenti che si infilano dovunque…  I ginepri sono parte integrante dei nostri boschi, e nelle generazioni passate, gli arbusti di ginepro, chiamati comunemente “scripitiji”, erano tagliati ed usati in alcune famiglie come alberi di Natale, oppure passati con un gioco di corde su e giù per le canne fumarie, per pulirle dagli eccessi di fuliggine.

Il legno di ginepro era usato per intarsi e lavori di ebanisteria, e nelle zone costiere anche per le imbarcazioni; ma le parti più “interessanti” di questo arbusto sono le bacche, o più propriamente galbuli, falsi frutti costituiti da squame saldate tra loro, che all’interno contengono una polpa legnosa. Delle diverse specie di ginepri endemiche nel nostro territorio, si raccolgono prevalentemente le “bacche” del ginepro comune, Juniperus communis,  che si distingue appunto per il colore blu-viola dei galbuli maturi. Sono numerose le proprietà attribuite agli olii presenti al loro interno, utilizzati in varie zone d’Abruzzo per curare affezioni bronchiali o alle vie urinarie. Di certo, universale è l’uso nei liquori, che prevedono la macerazione in acqua o alcool delle bacche mature.

E ora che il weekend è ormai vicino, ditemi se non vi è venuta voglia di tornare a passeggiare tra questi ricchi forzieri chiamati boschi.

ginepro (1)

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Quello che lasciamo nei boschi. | fornellidisalvataggio 15/10/2014 - 11:40

[…] a casa, sulle “mie” montagne… Ne è venuto fuori questo articolo, lo trovate su Taste Abruzzo, il sito nato per farvi sapere (anche) quanto di bello c’è qui da […]

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