Le “farchie” di Fara Filiorum Petri, un tesoro tradizionale abruzzese

Celebrazioni millenarie: scopri la magia delle "farchie" di Fara Filiorum Petri (CH), un omaggio luminoso al miracolo di Sant'Antonio Abate

by Ilaria Di Prinzio
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L’Abruzzo è una regione ricca di tradizioni, usi e costumi che si raccontano con feste popolari legate alla vita rurale e al ciclo delle stagioni e alla religiosità.

Con l’arrivo del nuovo anno, molti paesi si preparano a festeggiare Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e dei contadini e in Abruzzo una delle feste più conosciute legate al santo è quella delle Farchie di Fara Filiorum Petri

Ogni anno, infatti, il 16 gennaio nella piazzetta antistante la chiesa di Sant’Antonio Abate a Fara Filorum Petri, si assiste alla tradizionale accensione delle farchie, grandi fasci di canne legate insieme da rami di salice rosso.

Un rito legato al miracolo di Sant’Antonio Abate, che per proteggere l’abitato di Fara Filiorum Petri dall’invasione delle truppe francesi nel 1799, incendiò le querce che circondavano l’abitato, spaventando così i francesi che si ritirarono. 

Festa di SantAntonio Abate a Fara Filiorum Petri Foto di Romano Paolini

Foto di Romano Paolini

Fara Filiorum Petri è un incantevole paesino situato nella provincia di Chieti, incorniciato da paesaggi collinari e dominato dalla maestosa presenza del Gran Sasso. Con le sue strette stradine acciottolate e le pittoresche case di pietra, il borgo mantiene un fascino autentico e storico, dove la cultura e la spiritualità si intrecciano in un affascinante connubio.

LA PREPARAZIONE DELLA FARCHIA

La settimana precedente la festa, ogni contrada si riunisce e tutte le generazioni si mettono al lavoro, sotto l’attenta guida del capofarchia. Questo è uno dei momenti più importanti, una comunità unita rispettando la tradizione e creando un’atmosfera festosa con canti e balli popolari che animano giorni di preparativi, accompagnati da buon cibo e vino.

Tra fine inverno e inizio primavera si raccolgono le canne e si lasciano essiccare nell’attesa del nuovo anno.

A dicembre, i salici rossi vengono potati e i rami più grandi e giovani,  vengono raccolti. Questi saranno utilizzati per legare le canne con un nodo particolare, un lavoro che richiede esperienza e forza, fondamentale per garantire la bellezza e la stabilità della farchia. 

Come si realizza?

Con un primo fascio di canne essiccate e legate insieme si forma l’anima della farchia che fungerà da scheletro. Questa fase sarà poi seguita dal “rinfascio”, cioè l’aggiunta di canne grandi e levigate, fino a raggiungere il diametro finale di circa 1 metro. Infine, con grande maestria, due o tre uomini più esperti si occuperanno della legatura del legame: l’operazione più importante, che richiede forza e abilità, da cui dipenderà il risultato finale. 

Una farchia può essere dichiarata perfetta se rispetta alcune caratteristiche tecniche come la verticalità, il perfetto allineamento dei nodi e l’assenza di rigonfiamenti. La maestria e la bravura stanno anche nella capacità di nascondere sotto i nodi le giunture tra le diverse canne, sembrando unica in tutta la lunghezza.

Il lavoro una volta completato si presenterà con un alto fusto liscio e simmetrico, dal diametro di circa un metro per un’altezza di 8 metri con la parte superiore riempita di paglia.

LA CERIMONIA

Le 15 contrade di Fara Filiorum Petri, nel primo pomeriggio del 16 gennaio, caricheranno la propria farchia sul rimorchio dei trattori per trasportarla nello spazio antistante la chiesa di Sant’Antonio Abate, dove avverrà la manifestazione. Durante il trasporto, i contradaioli intoneranno canti popolari abruzzesi accompagnati dal suono del “du’botte”. In tempi passati il trasporto avveniva a spalla, un’usanza rimasta solo nelle contrade più vicine.

Ogni farchia, raggiunto il piazzale viene adagiata a terra, prima di essere posta in verticale sempre sotto l’attenta guida del capofarchia. Un’operazione delicata e complessa, che richiede un notevole sforzo fisico e la massima coordinazione tra i portatori. Quest’ultimi muniti di funi, scale e lunghi pali a x (in dialetto locale filagne) l’alzeranno da terra fino al raggiungimento della posizione verticale con più riprese. 

All’imbrunire, quando ogni farchia sarà innalzata, verranno accese attraverso gli spari dei mortaretti, inseriti tra le canne, che fungeranno da miccia. Questa è una delle fasi più emozionanti, infatti alzando lo sguardo all’in su si resterà meravigliati dallo spettacolo.

Dopo l’accensione, iniziano i festeggiamenti veri e propri tra canti popolari, dolci e vini. Al sopraggiungere della sera, ogni contrada butta giù la propria farchia per tagliarla a metà e riportarla nella propria contrada dove i festeggiamenti continueranno.

Il 17 mattina, presso la chiesa di S. Antonio, si svolge la funzione religiosa con la benedizione del pane, del fuoco e degli animali.

 
 
 
 
 
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