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La raccolta delle olive in Abruzzo

by Patrizia Marini
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La prima nebbia d’autunno avvolge nel suo manto lattiginoso la campagna. Nella placida calma del paesaggio ormai spoglio, tutto è pronto per l’inverno che verrà.

Ma prima del lungo sonno ristoratore, prima che la vitalità della natura diventi sotterranea ed invisibile, c’è ancora una cosa da fare, raccogliere le olive.

Un rituale che porta con sé quel pizzico di malinconia per la bella stagione che se ne và, rallegrata dal piacere di lavorare ancora una volta insieme fuori, nei campi.

Nella tradizione agricola abruzzese questo è l’ultimo raccolto dell’anno e rappresenta oro per l’economia domestica, “oro verde” come il colore caldo dell’olio nuovo messo a riposare, dopo la spremitura.

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I contadini lo sapevano bene , in tempi in cui si viveva dei raccolti, frutto della fatica del lavoro nei campi, che se c’era il grano nel granaio da macinare per farne farina e la provvista dell’olio in cantina, non mancava niente per nutrirsi ed affrontare l’inverno.

Arbusto secolare e sempreverde , tipicamente mediterraneo, l’ulivo ama i climi miti e prolifica sui declivi dolci che degradano verso il mare, di tutto il Centro-Sud d’Italia.

Mi è sempre piaciuto ammirare, dall’alto delle mie colline, l’eleganza discreta e timida delle sue foglioline dal risvolto argentato che spiccano, in contrasto con la ruvidezza bitorzoluta dei tronchi. Sembra quasi che, correndo giù dolcemente, le file allineate degli ulivi, si tuffino nell’azzurro del mare!

Il grande artista Van Gogh , ha dedicato diverse tele agli uliveti. Pennellate espressive e vitali, evocative della loro essenza spirituale, di quel “mormorio intimo ed antico” :

“Il fogliame argento antico che inverdisce contro l’azzurro. E la terra arata color arancio di una tale delicatezza e raffinatezza. Intendo dire che il mormorio di un uliveto ha qualcosa di molto intimo, immensamente antico. E’ troppo bello perché io osi dipingerlo o possa concepirlo”. 

Scriveva al fratello, in una delle sue lettere.

L’ulivo, simbolo di luce, di pace, di ricchezza, di pazienza, di vita lunga e serena, è il protagonista in molti racconti che affondano le radici in tempi lontanissimi, dalla Bibbia ai miti greci.

Sono tante le leggende e le credenze popolari dense di significato, ad esso legate. Era un ramoscello d’ulivo che la colomba stringeva nel becco, dopo il diluvio universale; è un ramoscello d’ulivo che viene benedetto la domenica delle Palme; è legno di ulivo il “tecchio”, un grosso pezzo di legno d’ulivo che anticamente, nelle campagne, alimentava il fuoco per tutta la notte della vigilia di Natale nell’attesa della nascita di Gesù Bambino.

Il nostro Abruzzo può vantare tre diverse qualità di olio con il riconoscimento DOP (Denominazione Origine Protetta) , provenienti dalla produzione delle zone collinari delle tre province di Pescara, Chieti e Teramo e rispettivamente : la “Aprutino-pescarese, la “Colline teatine” e la “Pretuziano delle colline teramane”.

Da sapere che non tutti gli ulivi producono olive adatte alla spremitura e che esistono diverse qualità , i cui frutti, rendono oli con caratteristiche organolettiche differenti.

Personalmente conosco molto bene due tipi di ulivi, Leccino e Frantoio, colture che amano le zone collinari litoranee del teramano dove io vivo, quelle che si “tuffano,correndo, nel mare” come vi ho già raccontato. 

Tra gli olii monocultivar prodotte in Abruzzo, abbiamo:

  • la Gentile dell’Aquila
  • la Dritta e la Tortiglione di Teramo
  • la Dritta, la Intosso e la Olivoce o Cucco di Pescara
  • l’Ascolana Tenera e la Gentile di Chieti 

Il lavoro d’estrazione dell’olio dai frutti degli ulivi, avviene ancora oggi in Abruzzo in maniera tradizionale in piccoli frantoi perlopiù a conduzione familiare, grazie alla maestria dei frantoiani, orgogliosi di tramandare di generazione in generazione, un mestiere che, seppur stagionale, è legato ad una cultura antica profondamente radicata.

Nei miei ricordi aleggia ancora l’essenza festosa di un piccolo frantoio in particolare: il piacevole rumore ininterrotto delle macine che giravano, l’olio extra vergine che usciva dal rubinetto per l’allegria dei contadini che, orgogliosi, assistevano tutto il processo di lavorazione, assaggiando il frutto del loro raccolto col pane fresco ed un buon bicchiere di vino. La nebbiolina che avvolgeva le luci gialle dei lampioni, al calar della sera che rimandavano immagini simili a quadri d’altri tempi.

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Questo è l’autunno nella mia terra, questo è il mio autunno, con i suoi colori, i suoi profumi, le sue tradizioni, le sue storie ed i suoi rituali più belli.

E quanto sia buona una fetta di pane abbrustolito, con sopra l’olio appena spremuto col suo pizzicore caratteristico all’assaggio, non ci sono parole per descriverlo!

Forse rende l’idea, un bel detto della saggezza popolare :

“Olio, aceto, pepe e sale, fan saporito pure uno stivale!”

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