Una luce lasciata accesa alla finestra. Qualcosa da mangiare sulla tavola, anche quando la famiglia si è già ritirata, il nome di una persona che torna nei racconti, insieme a un ricordo che qualcuno dei più giovani ascolta per la prima volta.
In diversi paesi d’Abruzzo, il tempo dei morti si riconosceva anche da questi gesti. Eh si, perché si credeva che le anime tornassero a visitare le proprie case e ci si preparava ad accoglierle, lasciando un lume, del cibo, un posto nella vita di chi restava.
Mentre oggi cerchiamo cosa fare a Halloween in Abruzzo, possiamo partire proprio da qui: dalle storie che appartengono a questa terra, dal suo calendario contadino e da una parola che merita di essere conosciuta.
Capetiempe.
Dentro questo nome ci sono la fine di un raccolto e l’attesa del successivo, il ricordo degli antenati e le giornate che si accorciano, e ci sono appuntamenti che, ancora oggi, ci invitano a incontrare questo patrimonio di racconti e tradizioni.
Che cos’è il Capetiempe, il capodanno contadino abruzzese
Capetiempe, o Capotempo, indica un passaggio dell’anno legato alla vita agricola.
Tra la fine di ottobre e i primi di novembre, la vendemmia e la vinificazione chiudevano un ciclo, mentre la semina ne apriva un altro.
Il calendario si leggeva nei campi e nel lavoro: si rinnovavano i contratti, si regolavano gli affitti agrari, si preparavano le attività dei mesi successivi. Era uno dei capodanni del mondo contadino, dentro una stagione di ricorrenze che comprendeva Ognissanti, la commemorazione dei defunti e San Martino.
La terra appena seminata custodiva qualcosa che sarebbe tornato a crescere, nello stesso periodo, le comunità ricordavano chi era vissuto prima, rinnovando attraverso riti e offerte il rapporto con i propri morti.
Usanze e nomi cambiavano da paese a paese, a tenere insieme queste pratiche era il bisogno di accompagnare un passaggio delicato, quello di affrontare l’arrivo dell’inverno, proteggere la casa, augurarsi che il lavoro desse ancora frutto.
È questo il mondo che incontriamo quando parliamo di Capetiempe come Halloween abruzzese, un’espressione che ci aiuta ad avvicinarlo al presente, purché ci concediamo il tempo di scoprirne la storia.
Zucche, lumi e racconti: la memoria dell’autunno
Anche le zucche intagliate trovano posto nelle tradizioni locali, insieme alle candele, ai fuochi e alle visite rituali di casa in casa.
In alcune comunità si lasciava la tavola preparata per i defunti; altrove il ricordo passava attraverso offerte di cibo, questue e momenti condivisi, gesti nei quali convivevano affetto, timore, fede e credenze popolari.
Riscoprirli oggi può cominciare da una domanda fatta in famiglia: voi, in questi giorni, che cosa facevate?
Potrebbero riaffiorare un’usanza del paese, una filastrocca, una storia ascoltata da bambini. E magari anche il ricordo di qualcuno che sapeva raccontarla così bene da farci restare ad ascoltare.
Da queste voci nasce il nostro itinerario tra gli appuntamenti di Halloween e Ognissanti in Abruzzo nel 2026: occasioni per conoscere i luoghi attraverso le persone, i racconti e il paesaggio.

A Santo Stefano di Sessanio, la Notte delle Lumère
A Santo Stefano di Sessanio, sabato 31 ottobre, torna la Notte delle Lumère, organizzata da Gira e Rigira e arrivata alla nona edizione.
È uno degli appuntamenti più vicini al filo di questo racconto: il Capetiempe, il calendario contadino e le credenze sulla morte diventano materia d’incontro e narrazione, tra le pietre del borgo.
Il programma comincia alle 16:00 con Domenico Di Felice e un approfondimento sui simboli e sui rituali dell’antico capodanno.
Alle 17.30 si prosegue con la ruota dell’anno e il calendario contadino; alle 18.30 spazio a canti e storie della tradizione popolare.
Un’occasione per arrivare nel pomeriggio, passeggiare nel paese e poi fermarsi ad ascoltare: perché certe storie cambiano quando vengono raccontate nei luoghi ai quali appartengono.
Quando: sabato 31 ottobre 2026, dalle ore 16.
Dove: Santo Stefano di Sessanio, provincia dell’Aquila.
Prenotazioni e quote delle attività: Gira e Rigira, 328 8411477, anche WhatsApp.
A Ofena, un’ora per ricordare da dove veniamo
C’è anche un modo raccolto e silenzioso di dedicare questo tempo alle proprie radici.
Sabato 31 ottobre, alle 15.30, la Tenda dei Mandorli, a Villa Orsatti a Ofena, ospita “Meditazione per gli Antenati”, guidata dall’insegnante di yoga Anna Musto.
L’invito è a fermarsi per un’ora, accendere simbolicamente una luce per chi è venuto prima di noi e lasciare spazio al ricordo, in silenzio e in ascolto.
È una proposta contemporanea che abbiamo scelto per il suo legame con il tema degli antenati e dell’appartenenza. In un fine settimana spesso pieno di programmi, offre uno spazio da dedicare a ciò che ci portiamo dentro: persone, insegnamenti, ricordi, legami.
La pratica si svolge in un piccolo gruppo, con un massimo di dodici partecipanti.
Quando: sabato 31 ottobre 2026, ore 15.30; durata un’ora.
Dove: Tenda dei Mandorli, Villa Orsatti, Ofena, provincia dell’Aquila.
Costo: 15 euro a persona.
Prenotazione necessaria: telefono e WhatsApp 388 2560444.

A Serramonacesca, L’Aneme de le Morte
A Serramonacesca, ai piedi della Maiella, il 31 ottobre e il 1° novembre torna L’Aneme de le Morte, con la Sagra della zucca.
Qui il ricordo delle usanze legate ai defunti incontra la vita del paese: le zucche illuminate, il fuoco della fucanne, la musica popolare e le persone che si ritrovano a mangiare insieme.
La manifestazione, organizzata dall’associazione Retroterra, anima il centro storico con gastronomia, spettacoli e attività per bambini. Tra i momenti in programma domenica ci sono il laboratorio di lavorazione della zucca e la gara dedicata alle creazioni più belle.
È una scelta adatta a chi cerca una festa di paese da vivere senza fretta, fermandosi tra gli stand, seguendo la musica e condividendo i sapori dell’autunno.
Quando: sabato 31 ottobre dalle ore 19; domenica 1° novembre dalle ore 12, con attività anche nel pomeriggio e in serata.
Dove: centro storico di Serramonacesca, provincia di Pescara.
Informazioni e iscrizioni ai laboratori: 339 7830801.
A Pescara, sulle tracce della Pantafica
Le storie d’Abruzzo sanno anche farci trattenere il fiato.
Una delle loro protagoniste più misteriose è la Pantafica, figura del folklore alla quale il Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara dedica un’attività per bambini.
Sabato 31 ottobre, alle 17, “Sulle tracce della Pantafica” accompagna i partecipanti dai sei anni in una visita tematica seguita da un laboratorio artistico, condotto da Jessica Sablone di Esplorarte.
Dopo i racconti, saranno le mani a mettersi al lavoro: ogni bambino realizzerà il proprio amuleto scaccia-spiriti da portare a casa.
Un modo per avvicinare i più piccoli all’immaginario popolare della nostra regione, lasciando che siano le storie del territorio ad accendere la fantasia.
Quando: sabato 31 ottobre 2026, ore 17; durata due ore.
Dove: Museo delle Genti d’Abruzzo, via delle Caserme 24, Pescara.
Età: dai sei anni. Costo: 15 euro a partecipante.
Prenotazioni: 085 4510026, interni 1 o 2; WhatsApp 393 9374212, indicando nome, cognome ed età del bambino.
A San Clemente a Casauria, i racconti prendono forma nell’abbazia
Un altro appuntamento per le famiglie ci porta all’Abbazia di San Clemente a Casauria, a Castiglione a Casauria.
Sabato 31 ottobre, dalle 16.30 alle 18.30, “Il Dado Raccontastorie” trasforma la visita in un gioco narrativo: speciali dadi guidano la creazione e l’ascolto di racconti del terrore, ispirati agli spazi e ai misteri del monumento.
Qui l’atmosfera di Halloween diventa un’occasione per esplorare un luogo del patrimonio abruzzese attraverso il gioco e l’immaginazione.
Quando: sabato 31 ottobre 2026, ore 16.30–18.30.
Dove: Abbazia di San Clemente a Casauria, Castiglione a Casauria, provincia di Pescara.
Costo: 10 euro.
Prenotazione obbligatoria: 348 5414627.

Quale Abruzzo vuoi incontrare in occasione di questo Capetiempe?
Puoi scegliere un pomeriggio di racconti a Santo Stefano di Sessanio, una festa intorno al fuoco a Serramonacesca, un sentiero sulla Maiella o un’ora di silenzio a Ofena.
A tenere insieme queste proposte è la possibilità di entrare in relazione con un luogo: ascoltare le sue storie, conoscere chi le custodisce, dedicare tempo a qualcosa che di solito attraversiamo in fretta.
Il Capetiempe ci lascia anche questo invito, mentre un ciclo finisce e un altro comincia, possiamo fermarci a ricordare da dove veniamo; magari partendo da una voce di famiglia, da un paese nel quale tornare, da una luce accesa alla finestra.
Gli appuntamenti riportati si riferiscono al 2026. Prima di partire, contatta gli organizzatori per disponibilità, prenotazioni ed eventuali variazioni del programma.

